RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

mercoledì, settembre 20

 
Sfighe - Lady Day
Con questo post inauguro un contenitore quasi omonimo del programma di RaiTre "Sfide" che, per quanto bellissimo, dai, diciamocelo, alla fine ti fa vedere grandi personaggi che bene o male, alla fin fine se la sono sempre cavata. A dire la verità, anche la protagonista di questo post se l'è cavata bene, ma a posteriori, da morta. Da viva oscillava dal male al peggio, passando rapidamente attraverso il successo, vedendolo arrivare e poi sparire, arrivare e poi sparire. Come la sua voce.

Quando inizi ad ascoltare jazz e sei piccino, non riesci a evitare The man I love neppure se ti infili due ciabatte nelle orecchie.
Il pezzo dei coniugi Gershwin non è esattamente quello che farei ascoltare a qualcuno per convincerlo che jazz è vastità di vedute. The man I love, infatti, non è il Brano che ti apre gli occhi; forse perché il jazz non ne ha di Brani che ti aprono gli occhi. Jazz, per come lo intendo io, è un bel cammino che se uno vuole intraprendere lo può fare dal suo inizio, da metà, dalla fine, da ora. E rimanerne indifferente o attratto allo stesso modo.
Ci sono però le pietre miliari e questa è una di quelle e serve a presentarti meglio Billie Holiday.
Il testo di The man I love, conciso e adolescenziale, racconta i sogni più semplici di una donna qualunque. Ma tali sogni non sono più tanto semplici e la donna non è più tanto qualunque quando la Holiday le dà la voce: i sogni diventano una lista di desideri che sai già inappagati e la donna sai già che è sfigata in partenza al solo sentirne il canto.

Someday he'll come along
The man I love

Cantata da Ella Fitzgerald invece che dalla Holiday, The man I love ha di certo un altro impatto formale. Ma si capisce che la Fitzgerald mente un pochino a se stessa mentre canta, perché lei non sa, non può desiderare, perché lei ha già e il suo canto ce lo svela. Lei non è Billie, non ti soffre la musica, la eleva e basta, se questo è poco.
I Gershwin non potevano saperlo, ma pensarono alla Holiday quando scrissero questo pezzo.

And he'll be big and strong
The man I love

Abbandonata dal padre, Billie, che si chiamava in realtà Eleanore, con un capriccio prese a prestito fin da bambina il nome da un'attrice di successo dell'epoca.
Venne violentata da un vicino di casa all'età di undici anni, ebbe la forza di denunciare l'accaduto e in seguito a ciò non solo non venne creduta ma venne addirittura dileggiata, ritenuta un'adescatrice (a undici anni!) e condannata al riformatorio per simulazione e calunnia.

And when he comes my way
I'll do my best to make him stay

A quindici anni, questo topino ricciolo e nero si esibiva di nascosto dalla madre nei locali di Harlem: come saprete, all'epoca una ragazza in un locale pubblico poteva essere solo una prostituta. E di fatto i suoi biografi si litigano questo aspetto, come se fosse pedina fondamentale in una vita già di per sé tribolata. Di sicuro aveva un carattere abbastanza forte da meritarsi il rispetto di tutta una pletora di ammiratori che non osavano di certo sfiorarla: temevano le sue reazioni.

He'll look at me and smile
I'll understand
Then in a little while
He'll take my hand

A diciotto anni, venne presentata a Benny Goodman che ne apprezzò il talento. Poco dopo fu forse la prima donna di colore a infrangere le barriere razziali in un ambiente che sdoganò la musica nera suonata dai bianchi..Pensa che agli inizi la Holiday fu costretta a rimanere chiusa in camerino tra un uscita e l'altra sul palco, per motivi razziali. In questo la Fitzgerald ebbe vita un po' più facile: esordì poco dopo di lei nel bel mondo dello swing. Anni dopo, con Strange Fruit, Billie regalò al mondo una splendida interpretazione di un brano denuncia sul razzismo.
Come a volte accade alle donne forti, però, amò e diede cieca fiducia a dei buoni a nulla che in cambio del suo amore seppero solo maltrattarla peggio di una bestia da soma.

And though it seems absurd
I know we both won't say a word
Maybe I shall meet him Sunday
Maybe Monday, maybe not

Parliamo dell'era dello swing, che può ti piacere o meno. Io lo ascolto di rado e ne riconosco i meriti per quanto ascolto invece oggi più spesso.
Ma se dobbiamo dare un merito a Billie Holiday, questo è quello di avere dimostrato 'a noi altri che restiamo' che il blues non era solo l' incidentale genitore di un jazz che con lo swing sembrava conoscere solo aspetti mondani e spensierati, ma ne rimaneva la sua anima sofferente. Blu, per l'appunto.

Still I'm sure to meet him one day

Morì giovane, Billie Holiday. A 44 anni la droga, l'alcool e le relazioni burrascose se la portarono via, lei e la sua voce che sapeva di lacrime e spalle forti, ineguagliata non tanto per quella tecnica del tutto personale, alcolica e poco virtuosa, bensì per la totale trasparenza tra noi che l'ascoltiamo e la sua anima che sai già sgorbiata da una vita che a dire poco si può definire travagliata.

Maybe Tuesday will be my good news day

Sappiamo già che per lei non venne mai quel martedì. Non ebbe mai al suo fianco l'uomo giusto. Mannaggia, quando pensi a donne come la Holiday ti arrabbi impotente. Un po' perché fuori tempo massimo, un po' perché certe persone dovrebbero nascere e crescere protette da una campana di vetro che le preservi dalle cattiverie che come calamite sembrano essere attratte da loro.

He'll build a little home
That's meant for two
From which I'll never roam
Who would, would you
And so all else above
I'm dreaming of the man I love

Ma tant'è. Con quel filo di fatalismo egoista che si cela in me, mi sussurro che, diversamente, lei non sarebbe stata lei e io non sarei qui a scriverne e ad ascoltarne le sue note su un cd che suona come un vecchio grammofono scassato.

AGGIORNAMENTO: Riccionascosto è riuscita in ciò che ho fallito, ha linkato l'MP3 del pezzo. Evvai!
 

 

lunedì, settembre 4

 
O noi o loro
Mentre cerco il caricabatteria, annoto mentalmente la necessità di acquistare un'asciugabiancheria. Tre figli producono una mole incredibile di panni sporchi. Di buono c'è che Samuele tende a lacerarli prima ancora di sporcarli, per cui i suoi abiti, in genere, si buttano direttamente nella pattumiera.
- Eva, dove hai messo il caricabatteria?
Lei si ferma. Stava allattando, cucinando, rassettando i letti mentre si esibiva in una veloce depilazione inguinale. Ci pensa due secondi e sentenzia: dentro la cassapanca. Così mi volto, scosto lo stendino, apro la cassapanca e capisco che intendeva l'altra. Perciò la chiudo, mi rivolto, riscosto lo stendino, giro su me stesso, scosto l'altro stendino che ostacola il movimento del terzo stendino, sposto il terzo stendino, apro la seconda cassapanca e mentre lo faccio lei mi dice: ah, no, scusa, è di sopra, di fianco al mio letto.
La guardo: è bellissima quando me lo dice. Chiudo la cassapanca, rimetto in ordine il secondo stendino e così il terzo e mentre lo faccio penso che in proporzione gli stendini usufruiscono di più metri quadrati rispetto a noialtri umani.
Mentre cambio la placchetta sulla buca delle lettere immagino la faccia che farà il postino quando domani leggerà Fam. Stendini invece di Fam. Rilletti e dirà che lui l'ha sempre detto che siamo gente strana, che un bambino che tenta di suicidarsi contro il muro di fine corte in bicicletta e una bimba bionda che ringhia ai passanti non possono essere certo frutto del caso.
Eva dice di non fare lo spiritoso, che presto un giorno finirà (concordo, la grande livella farà il suo lavoro anche sui panni) e che cosa vuoi che siano due stendini (tre, la correggo) per casa.
Così colgo l'occasione al balzo per farle notare che per prendere la bottiglia dell'olio extravergine devo scavalcare uno stendino Foppapedretti Gulliver che a dispetto del nome, o proprio in virtù di esso, si fa gigante nella nostra cucina soggiorno senza però soddisfare le nostre necessità perché nel momento in cui devo prendere il sale devo spostare un secondo stendino, stavolta di metallo verniciato bianco e rosso. Qui da noi, condire l'insalata richiede un consulente Grillo Antonino Traslochi.
Povero Jacopo, quando vorrà muovere i primi passi sarà costretto a percorrere una vera e propria gimkana. Non dovremo nemmeno sorreggerlo, lo faranno le mollette per i panni.
E così mi adeguo, come un bravo consumatore consapevole faccio di tutto per sporcare il meno possibile i vestiti. Perché "meno vestiti sporchi" uguale "meno consumo d'acqua" ma uguale anche a "meno vestiti stesi": mangio a torso nudo per evitare macchie di sugo sulla maglietta. Quando c'è il brodo mi sfilo pure i pantaloni e indosso mutande di carta riciclata (qual è il ciclo di vita di una mutanda addosso?).